Istituto paritario “Einaudi”

In occasione del/a giornata nazionale del razzismo
Progetto:

“Non solo Mimose”

A.S. 20 16/2017
CI SONO FERITE
Scritta sul vento o sull’acqua
La parola è carne.
La carne parlerà con suoni Così cupi da bucare la pelle.
Le stigmate non sono visibili. In questi casi: ci sono ferite
Dentro cui un Tommaso non oserebbe
Affondare la mano.
(E.Eybers)
Biografia
Elisabeth Eybers è  una poetessa sudafricana.
E’ nata a Klerksdorp, in Transvaal nel 1915. Il padre era ministro della chiesa e la mamma era di origini inglesi. Dopo aver completato gli studi di scuola superiore all’età di 16 anni, si iscrive alla facoltà di lettere, conseguendo la laurea con lode. Dopo la laurea è diventata giornalista. Nel 1937 sposa Albert Wessels, uomo di affari, con il quale ha tre figlie e un figlio, ma dopo poco divorzia.
Si trasferisce in Olanda, dove visse fino alla sua morte, avvenuta nel 200?.
E’ diventata la prima donna Afrikaans a vincere il premio Hertzog per la poesia nel 1943 e a rivincerlo nel 1971.
Produzione letteraria
La sua prima raccolta di poesie è intitolata “Confessione al crepuscolo” ed e’ stata pubblicata nel 1936. Da quel momento, la sua produzione è andata ad arricchirsi fino a pochi anni prima di morire. I suoi componimenti sono stati scritti in lingua Afrikaans e sol o in seguito tradotti in diverse lingue del mondo.
“La Proust in zulu”
Leggendo i versi della poetessa sudafricana, si nota una sottile somiglianza con lo scrittore francese Proust, tanto da essere soprannominata la Proust in zulu ( lingua africana). Le sue poesie appaiono come delle confessioni intime di donne, che cercano di ricostruire un mondo alla deriva. L’autrice parla di ricostruzione, in quanto osserva che la paura più profonda per l’essere umano è quella di dissolversi perdendo ta propria identità, la propria appartenenza. Tale paura è comprensibile, se si osserva tutta la storia del SudAfrica; una storia violenta fatta di dolore e morte, segnata da perdite e ferite, espropri, esili, migrazioni ma anche resistenze, basti pensare a Mandela. Accanto a queste caratteristiche che hanno accompagnato i drammi dell’apartheid e del flagello dell’Aids esiste tuttavia una tensione continua a riscoprirsi, a volersi raccontare nuovamente ,lottando e non disperando. insomma, si descrivono le ferite cosi evidenti che “Un Tommaso non oserebbe affondare la mano”, parafrasando dei versi della poesia sopracitata.
La poesia legge un testamento scritto principalmente nella natura: la natura qui descritta è una natura contami nata, la sua bellezza si sta dissolvendo, la donna vuole in qualche modo ricostruire la sua bellezza, riprendersi la sua terra. Si riflette quindi su uno spazio, quello della natura e del contesto sociale entrambi contaminati. La poesia deve servire a ricostruire l’identità dell’una e dell’altro.
Stile
Viene sottolineato giustamente dalla critica che la poesia delle donne sudafricane include sia la qualità aerea del sogno e della visione che quella concreta e materiale della terra, del corpo, della quotidianità della domesticità.  Lo strumento per descrivere questi aspetti è un linguaggio che nasce anch’esso da una particolare riappropriazione.
Da questa conflittualità nasce la parola pacificatrice, la parola profetica come quella della oralità del poeta veggente, la parola capace di sondare e scandagliare la realtà del dolore.